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Umidità relativa.
L'aria che respiriamo tutti i giorni, per quanto secca possa essere, contiene sempre una certa quantità d'acqua, o meglio, di vapore acqueo. La quantità massima di vapore che può essere contenuto dall'aria varia con la sua temperatura e con la pressione: ad esempio, più l'aria è calda, più vapore essa può contenere. Per questo motivo si è preferito introdurre un parametro "relativo", che esprime cioè il rapporto tra la quantità effettiva di vapore contenuto e la quantità massima che quella massa d’aria potrebbe contenere nelle stesse condizioni di temperatura e pressione. Tale rapporto è solitamente espresso in punti percentuale. Valori inferiori al 30% denotano la presenza di aria secca o poco umida (ad esempio in una giornata di favonio), mentre valori superiori al 70-80% sono indice di una notevole umidità (ad esempio in caso di pioggia o di nebbia).
E' un parametro molto importante; spesso viene inopportunamente trascurato allorché ci accingiamo a descrivere una determinata situazione meteorologica: una giornata con cielo sereno, temperatura 30°C e umidità relativa 25% è
ben diversa da una identica ma con umidità relativa 90%!! Nel primo caso avvertiamo una "piacevole" e sopportabile sensazione di caldo, nel secondo caso... ci sentiamo terribilmente soffocare nell'afa più opprimente!
Pressione atmosferica.
L'atmosfera che circonda la Terra è composta da una miscela di gas (in prevalenza azoto e ossigeno) chiamata comunemente "aria". Sebbene sia trascurabile rispetto a quello di altre sostanze, anche l'aria ha un proprio peso: potrebbe sembrare incredibile, ma un metro cubo d'aria, in condizioni standard di pressione e temperatura, pesa quasi 1.3 Kg!!!
La colonna d'aria che sovrasta la superficie terrestre, concentrata per la maggior parte nella troposfera (i primi 15 Km), esercita quindi, col suo peso, una pressione che viene chiamata appunto "pressione atmosferica". L'unità di misura più utilizzata dai meteorologi per esprimerne il valore è l'ettopascal (hPa), o, equivalentemente, il millibar (mb).
Poiché la pressione atmosferica diminuisce con l'aumentare della quota altimetrica, i valori pressori assoluti, registrati dalle varie stazioni meteorologiche, vengono per convenzione rapportati al livello del mare. In sostanza accade che, per poter confrontare tra loro i dati rilevati da stazioni poste a diverse altezze, ci si preoccupa di fornire un valore che sia INDIPENDENTE dalla quota alla quale si è effettuata la misura.
Il valor medio della pressione atmosferica al livello del mare è di 1013.25 hPa: le perturbazioni presenti nell'atmosfera spostano masse d'aria di diversa natura (fredde e secche, calde ed umide, etc.), provocando un'oscillazione di questo valore
dell'ordine delle decine di hPa.
Attraverso l'analisi della variazione della pressione nel tempo (tendenza barometrica) possiamo ricavare indicazioni significative circa l'evoluzione delle condizioni atmosferiche, come ad esempio l'arrivo di una perturbazione, il passaggio di un fronte o l'ingresso d'aria fredda. Anche se NON VALE COME REGOLA ASSOLUTA, si può ragionevolmente sostenere che un progressivo e costante aumento di pressione è indice di un probabile ristabilimento del tempo, mentre un crollo improvviso annuncia solitamente l'arrivo del "brutto tempo".
La misura del valore di pressione atmosferica viene effettuata mediante uno strumento chiamato "barometro".
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Vento: intensità e direzione.
Con il termine "vento" s'intende genericamente lo spostamento di una massa d'aria. Tale moto può essere causato da diversi fattori: in generale, le masse d'aria tendono a migrare verso zone con pressione atmosferica inferiore. La velocità di spostamento sarà tanto più elevata quanto più rapida sarà la variazione di pressione in gioco, che in linguaggio tecnico viene chiamata "gradiente barico".
La conformazione del territorio, nonché la sua posizione geografica, influiscono tantissimo sulla natura e sull'intensità dei venti che possono originarsi in un determinato luogo.
A differenza degli altri parametri meteorologici, per descrivere completamente uno spostamento d'aria è necessario specificarne due valori: l'intensità (ossia la velocità) e la direzione. Spesso inoltre, per meglio definire la natura del fenomeno, si preferisce riportare sia la velocità media (calcolata in genere negli ultimi 5 o 10 minuti) che la velocità massima delle raffiche. Sebbene sia ancora uso comune (specialmente in campo aeronautico) esprimere la velocità del vento esclusivamente in nodi (un nodo = 1.852 Km/h), talvolta viene affiancato il corrispondente valore in m/s o anche in Km/h, unità di misura più facilmente leggibili e ponderabili.
Talvolta capita di fare confusione sulla direzione del vento: è bene chiarire che, per convenzione, la direzione riportata da qualsiasi bollettino meteo è SEMPRE QUELLA DI PROVENIENZA; venti settentrionali, ad esempio, sono correnti che spirano DA NORD VERSO SUD.
Per definire la direzione con una maggiore precisione si impiegano i 360 gradi dell'angolo giro, come indicato nella nota "rosa dei venti": 0° corrisponde al Nord, e, procedendo in senso orario, Est=90°, Sud=180° e Ovest=270°.
Lo strumento atto alla rilevazione della velocità del vento è l'anemometro.
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Precipitazioni: intensità e accumulo.
Le precipitazioni atmosferiche sono senza dubbio uno dei
fattori climatici di maggior importanza: il territorio,
la flora e la fauna sono profondamente condizionati
dalla quantità e dall'intensità delle piogge. Il dott.
William Lau, capo coordinatore del Laboratorio Nasa per
lo studio dell’atmosfera, ha recentemente dichiarato che
"i cicli dei monsoni influenzano la vita quotidiana del
60% della popolazione mondiale".
Le precipitazioni traggono origine dai fenomeni di
condensazione dell’umidità atmosferica sotto forma di
particelle d'acqua liquide o solide. La pioggia, la
grandine e la neve sono dette "idrometeore di
precipitazione".
Per descrivere opportunamente un evento precipitativo si
utilizzano solitamente due parametri: l'intensità e la
quantità accumulata. Per quanto riguarda quest'ultima,
l'unità di misura adottata dai meteorologi è il
millimetro, che equivale ad un litro d'acqua per metro
quadrato di superficie. Per la neve e per la grandine è
possibile esprimere una misura empirica in centimetri
accumulati, anche se è preferibile fornire sempre il
corrispondente valore in millimetri d'acqua equivalenti
(un cm di neve fresca corrisponde all'incirca ad un mm
d'acqua). L'intensità della precipitazione si esprime di
conseguenza in millimetri orari (mm/h): spesso si
distingue tra l'intensità media, ovvero i millimetri
totali diviso la durata del fenomeno, e l'intensità
massima raggiunta nel corso dell'evento.
Lo strumento impiegato per compiere tali misure è il
pluviometro: la sua versione più semplice consiste in un
cilindro graduato.
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Dew Point (punto di rugiada)
Il valore d'umidità relativa non ci fornisce di per sé
un indicazione in merito alla quantità di vapore acqueo
effettivamente presente nell'aria: per questo motivo si
è deciso di introdurre un altro indice. Il "Dew Point"
(ovvero "punto di rugiada") ci fornisce il valore di
temperatura (in °C) a cui l'aria dovrebbe essere
raffreddata (a pressione costante) per raggiungere il
100% di umidità relativa, ovvero, per saturarla di
vapore. Dato che la quantità di vapore solubile
nell'aria diminuisce col calare della temperatura, è
chiaro che abbassando la temperatura ci si aspetta che
l'umidità relativa aumenti: più secca sarà l'aria di
partenza, più basso sarà il relativo valore di Dew
Point.
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Wind Chill
(indice di raffreddamento)
Il "Wind Chill" è un parametro che quantifica
sostanzialmente la sensazione di "freddo" percepita dal
nostro corpo a causa dell'esposizione al vento. Una
massa d'aria (con temperatura inferiore rispetto a
quella corporea) che investe la pelle nuda, determina
infatti una perdita di calore per evaporazione che è
tanto maggiore quanto più è elevata la velocità del
flusso d'aria stesso. Ciò comporta che il nostro corpo
percepisca una temperatura apparentemente inferiore a
quella effettivamente presente.
Trattandosi pertanto di un valore termico, anche se
apparente, il Wind Chill viene espresso in gradi
centigradi: talvolta, per precisarne il significato,
tale indice viene anche chiamato "indice di
raffreddamento".
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Indice di Calore (Heat Index)
Per consentirci di stimare la sensazione di calore
provocata dall'aria sul nostro organismo, i centri
meteorologici hanno elaborato un apposito indice,
chiamato appunto "indice de calore" (o Heat Index).
Utile specialmente nel periodo estivo, esso ci fornisce
una indicazione sul grado di disagio fisiologico dovuto
in particolar modo all'esposizione a condizioni
meteorologiche caratterizzate da alte temperature ed
elevati livelli igroscopici dell’aria.
Esso viene ricavato tramite un'equazione empirica che
prende in considerazione alcuni parametri
termo-igrometrici, fornendo un valore di temperatura (in
gradi centigradi) che dovrebbe corrispondere alla
"temperatura percepita" dal nostro corpo. Un valore
d'umidità relativa elevata, ad esempio, ostacola la
sudorazione: l'organismo fatica pertanto ad eliminare il
calore in eccesso. Ne consegue che la sensazione
avvertita è la stessa di quella provocata da una
temperatura maggiore, proprio perchè il meccanismo
fisiologico di raffreddamento è ostacolato.
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Nefodina
NEFODINA è un modello in grado di individuare sistemi
convettivi intensi la cui sommità abbia una temperatura
di brillanza (TB) nell’Infrarosso inferiore ai 236 K e
di prevederne l’evoluzione nei successivi 15 minuti.
Tale prodotto, composto da un modello a soglia variabile
e da un sistema di reti neurali, utilizza combinazioni
delle immagini nella finestra dell’infrarosso 10.8 mm
(IR) e nei canali di assorbimento del vapor d’acqua 6.2
mm (WV1) e 7.3mm (WV2) del MSG, deducendone informazioni
relative a quota e morfologia della struttura nuvolosa,
ed alla temperatura di brillanza del vapor d’acqua nella
media ed alta troposfera.
NEFODINA è in grado di individuare non solo tali sistemi
nel loro complesso, ma anche tutte le singole celle
convettive che li compongono, consentendo così,
studiandone la distribuzione, di definire la tipologia
del fenomeno.
Output di Nefodina
L’output di Nefodina (NEFOanalisi DINAmica) è costituito
dall’ultima immagine disponibile sull’area italiana, nel
canale infrarosso 10.8 mm dell’MSG, sulla quale sono
evidenziate le celle convettive individuate.
Una scala di colori caratterizzata da differenti
tonalità di blu e di giallo è utilizzata per
discriminare nubi a differenti temperature e quote: il
blu scuro è utilizzato per nubi più calde
(comunque ad una temperatura inferiore ai 236 °K) e
basse, mentre il blu chiaro e il giallo per nubi
alte. E questo per fornire un’idea immediata circa la
morfologia dei sistemi nuvolosi. Due tonalità di rosso e
rosa caratterizzano invece la sommità delle celle
convettive individuate, più chiaro per indicare l’area
complessiva interessata, più scuro per evidenziarne il
nucleo, rosse se previste in crescita e rosa
se previste in dissolvimento.
Data, ora, nonché indicazioni per una facile
interpretazione dei colori sono riportate nelle parti
inferiore e superiore dell’immagine.
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Il temporale.
Il temporale è l'insieme dell'enorme nube che lo
sovrasta, il cumulonembo e dei fenomeni ad esso
associati.
Il cumulonembo è una nube a sviluppo verticale che si
forma per il sollevamento di grandi masse d'aria calde
(causato da diversi fattori) e umide in aria instabile.
Con il sollevamento l'aria si raffredda adiabaticamente
e il vapore acqueo in essa contenuto, raggiunta la
saturazione, condensa iniziando a sviluppare la nube.
All'interno della nube ci sono correnti ascensionali
molto violente e forte turbolenza, e le gocce d'acqua
soffuse facilmente si uniscono e originano pioggia, o
anche grandine se vengono trascinate a lungo all'interno
della nube dalle correnti. Al di sotto del cumulonembo
si formano in genere forti ascendenze e forti
discendenze ai lati, che provocano al perimetro del
cumulonembo un forte vento che solleva visibilmente la
polvere e precede la pioggia. Nel momento in cui inizia
a piovere il moto si inverte, si hanno discendenze al
centro e ascendenze ai margini.
In cima al cumulonembo, quand'esso ha raggiunto la fase
di maturità o pieno sviluppo, si trova una
caratteristica incudine, che può anche raggiungere i 10
000 m di quota e oltre. Tale incudine si forma laddove
l'aria in ascesa incontra la tropopausa, e la sua
caratteristica forma è dovuta alla costanza
dell'andamento termico che caratterizza la tropopausa
che inibisce l'ulteriore ascesa della massa d'aria
instabile all'origine della genesi del cumulonembo.
Il temporale risulta quindi composto da:
- cumulo vero e proprio associato a fenomeni
- incudine di cirri
- eventuali 'mamma' visibili alla base del cumulonembo
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Formazione dei temporali
Temporali frontali: quando in una perturbazione è
presente il fronte freddo, non è difficile che compaiano
cumulonembi. L'aria fredda infatti si incunea sotto
quella calda, la solleva in maniera rapida e
contribuisce a destabilizzare la situazione. La
pressione intanto cala e il vento rinforza. Nel cielo le
nubi cumuliformi si ingrossano sempre di più fino a chè
non scoppia il temporale. Questo tipo di cumulonembi si
può formare a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Temporali convettivi: si formano per la risalita di aria
calda dal suolo (riscaldato dal sole) verso il cielo. Se
questa è abbastanza umida, e se l'aria è abbastanza
instabile, la corrente convettiva può formare una
nuvola. Se inoltre l'atmosfera è instabile allora è
probabile che il cumulo si ingrossi a sufficienza per
dare origine a fenomeni. Questo tipo di temporali
avviene soprattutto quando aria fresca corre su un
terreno più caldo (gocce fredde in quota).
Temporali orografici: l'aria che risale un pendio di
montagna, se abbastanza umida, può generare delle nubi
anche temporalesche con conseguenze simili alle
precedenti.
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Fasi del fenomeno
Sviluppo: l'instabilità fa nascere un cumulo di
grandissime dimensioni.
Maturità: il cumulo diventa cumulonembo perché ha
raggiunto dell'aria stabile quindi non può più salire ma
si espande orizzontalmente (incudine). Coesistono in
quota cristalli di ghiaccio e gocce di acqua. Vi sono
due correnti ben distinte, una fredda e una calda.
Dissipazione: l'aria fredda discendente prevale sulla
calda. Il temporale si scarica e perde vigore.
Scomparsa: il temporale sparisce e al suo posto
rimangono dei cumuli, degli altocumuli, dei cirri.
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Struttura a cellule
Un temporale è alimentato in genere da più cellule
convettive (temporale multicellulare - durata media 1
ora - 3 celle circa). Possono anche esserci temporali
con una sola cella (monocellulari) o una sola grande
cella in rotazione (supercella). Questi ultimi sono i
più pericolosi e possono portare alla formazione di
tornado. Questa struttura fa sì che, nei temporali
multicellulari, la zona più attiva della nube sia in
continuo spostamento e quindi l'intensità delle
precipitazioni vari a intervalli irregolari. Ciò
permette infine anche una maggiore durata della nube.
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Nuvole.
I temporali e le nubi temporalesche si formano quando
l’atmosfera contiene aria fredda nella regione superiore
e aria calda e umida negli strati inferiori. In questo
caso l’aria calda tende a salire velocemente in flussi
verticali formando le nubi, mentre l’aria fredda scende.
Le nubi temporalesche possono avere dimensioni diverse,
da nubi di estensione verticale di qualche chilometro ai
temporali giganti con nubi di estensione fino a 20 km.
L’altezza media rispetto al suolo di una nuvola
temporalesca è di circa 8-10 km, anche se queste misure
sono molto legate alla zona geografica di formazione.
In Italia si presentano tipicamente due tipi di
temporali, quelli con fronti estesi provenienti
dall’Europa occidentale e quelli localizzati, generati
da convezione sul territorio.
All’interno di un temporale vi sono correnti d'aria,
dovute ai gradienti termici, e particelle d’acqua e
ghiaccio. Dall’interazione di questi elementi si ha la
formazione di cariche separate che si dispongono in
regioni opposte della nube.
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Il fulmine.
Il fulmine o folgore o saetta è una scarica elettrica di
grandi dimensioni che avviene nell'atmosfera, che si
instaura fra due corpi con una grande differenza di
potenziale elettrico.
I fulmini più facilmente osservabili sono quelli fra una
nuvola e il suolo, ma sono comuni anche scariche fra due
nuvole o all'interno di una stessa nuvola. Inoltre
qualsiasi oggetto sospeso nell'atmosfera può innescare
un fulmine, si sono osservati infatti fulmini tra una
nuvola e un aeroplano, e tra un aeroplano e il suolo.
L'espansione del canale ionizzato genera anche un'onda
d'urto rumorosissima, il tuono. L'intensità elettrica di
un fulmine varia tipicamente tra i 10 e i 200 kiloampere.
Generalmente si descrive il fulmine come una singola
scarica, ma sono molto frequenti i casi in cui si
verificano una serie di scariche in rapida successione.
Tipicamente l'intervallo di tempo tra una scarica e
l'altra può oscillare tra i 5 e i 500 millisecondi, e la
serie nel complesso può durare anche 1,5 secondi.
Più in particolare, il fulmine è una colonna di gas
ionizzato (plasma), con le seguenti caratteristiche
fisiche principali:
- corrente elettrica: 2-200 kA
- temperatura elettronica: 30.000 K
- diametro della colonna di plasma: 10-50 cm
- carica elettrica totale: 5-10 C
- differenza di potenziale: 1-10 × 109 V
L'ultimo valore (differenza di potenziale ai capi del
fulmine) dipende dalla lunghezza dello stesso: sapendo
che il potenziale di rottura dielettrica dell'aria è di
3000 V/mm, un fulmine lungo 300 m sarà generato da una
differenza di potenziale di 300 × 3 × 106 = 9 × 108 ≈
109 V. In realtà, la grande pericolosità del fulmine è
dovuta più che alle grandi tensioni, alla corrente che
fluisce nel canale d'aria ionizzata: essendo infatti il
plasma un ottimo conduttore di corrente, esso permette
il fluire di correnti tipiche di migliaia di Ampere (si
ricordi qui che basta qualche centinaio di milli-Ampere
per causare danni fisiologici gravissimi da
folgorazione).
Esistono due diversi tipi di fulmini:
- negativo discendente, la scarica pilota ha carica
negativa e parte dall'alto
- positivo discendente, la scarica pilota ha carica
positiva e parte dall'alto.
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Ulteriore dettagliato approfondimento sui fulmini.
I fulmini sono delle scariche elettriche improvvise
e violente che si verificano tra due nubi oppure tra una
nube e la superficie terrestre a causa di differenze di
potenziale molto elevate nell'ambito dell'atmosfera. Il
fenomeno si manifesta con un effetto luminoso (lampo) ed
uno sonoro (tuono) che non vengono percepiti
simultaneamente dall'osservatore a causa delle diverse
velocità di propagazione della luce (300.000 Km/s) e del
suono (340 m/s). Il lampo viene visto pertanto quasi
istantaneamente, mentre il tuono viene udito dopo un
intervallo di tempo tanto più grande quanto più è
distante il fulmine.
Normalmente un fulmine è composto da un ramo principale
e da molti rami secondari, con il caratteristico aspetto
a zig-zag, determinato dalla ricerca del percorso di
minor resistenza elettrica. La lunghezza può raggiungere
i 2-3 Km, con punte di 5 Km in Sud Africa; quando si
verificano tra nubi, i percorsi possono anche
raggiungere i 10-15 Km.
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Come nascono.
Dalla fisica è noto che se si caricano elettricamente
due corpi conduttori con cariche di segno opposto, non
c'è passaggio di corrente elettrica se essi sono
separati da un materiale isolante. Aumentando il numero
delle cariche, l'intensità del campo elettrico aumenta
proporzionalmente fino ad un certo limite,
caratteristico di ogni isolante, oltre il quale il
materiale cede istantaneamente con un passaggio violento
di corrente fra i conduttori.
La scarica produce la perforazione del materiale ed il
valore limite del campo elettrico, oltre il quale si ha
tale fenomeno, è noto come rigidità dielettrica. Nel
caso dell'aria pulita e asciutta il valore del campo è
di circa 30 KV/cm, che scende notevolmente, a valori
inferiori a 3-4 KV/cm, in presenza di umidità, di
pulviscolo atmosferico o di altre impurità.
Il fulmine è l'equivalente atmosferico del fenomeno
precedentemente descritto; in tal caso l'isolante è
l'aria ed i due corpi conduttori sono la nube ed il
suolo oppure due diverse nubi o due diverse parti di una
stessa nube.
E' ormai accertato che le grosse nubi temporalesche
(cumulonembi) sono caricate positivamente nella parte
più alta e negativamente in quella più bassa; esistono
diverse teorie che cercano di giustificare tale
situazione, una di esse, abbastanza attendibile, è che
le separazioni delle cariche abbiano origine dalle
collisioni fra i vari elementi di nube rappresentati
dalle piccole gocce di acqua o dai piccoli cristallini
di ghiaccio, formatisi in seguito alla condensazione o
alla sublimazione del vapore acqueo. All'interno delle
nubi temporalesche esistono forti correnti ascensionali
e precipitazioni che innescano complessi procedimenti di
crescita e di interazione dei vari elementi,
determinando le collisioni sopracitate.
Si è ritenuto che le più piccole particelle tendano ad
acquisire cariche negative, mentre le più grandi
acquisiscano cariche positive. Queste particelle tendono
a separarsi per effetto delle correnti ascensionali e
della forza di gravità, fino a che la nube non assume lo
stato elettrico precedentemente descritto (positivo in
alto e negativo in basso). La suddetta separazione
produce enormi differenze di potenziale sia all'interno
della nube che fra la nube e la terra, che per induzione
tende a caricarsi positivamente.
Le differenze di potenziale possono raggiungere le
centinaia o migliaia di milioni di volt, causando il
superamento della rigidità dielettrica dell'aria: in
tale istante scocca il fulmine. Il meccanismo della
scarica è tuttavia alquanto complesso e si manifesta in
due tempi:
Inizialmente dalla nube scende verso il suolo una
scarica debole ed invisibile composta da particelle
cariche negativamente, essa è detta scarica pilota (o
scarica guida o stepped leader) ed avanza verso il basso
con una velocità relativamente piccola (circa 100 Km/s)
e con percorsi successivi di breve lunghezza (circa 50
m). Lungo tale percorso a zig-zag si crea un'intensa
ionizzazione che predispone alla seconda fase.
Quando la scarica pilota si avvicina al suolo, da
quest'ultimo parte una scarica "di ritorno" diretta
verso l'alto e composta da un flusso di cariche positive
presenti sulla superficie terrestre. Quando le due
scariche si incontrano, esse segnano nell'aria una
specie di scia di congiunzione tra cielo e terra; lungo
tale traccia risale verso la nube una fortissima
corrente elettrica ad una velocità stimata in circa un
terzo di quella della luce.
La scarica di ritorno (return stroke) può durare tra
qualche decina e qualche centinaia di microsecondi e
libera una quantità enorme di energia di tipo termico,
ottico (lampo), acustico (tuono) ed elettromagnetico.
Il canale conduttore, creato dalla scarica guida, può
ramificarsi in parecchie branche, lungo le quali si
possono avere diverse scariche di ritorno giustificando
così l'aspetto tutto ramificato del fulmine, simile alle
radici di una pianta. Spesso lungo il canale conduttore,
dopo la prima scarica, si può avere un'altra scarica
guida verso il basso, che innesca un secondo fulmine.
Questo può verificarsi più volte in uno o due secondi,
causando l'effetto tremolante nella luce del lampo.
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Formazione delle cariche.
L'ipotesi più accreditata per spiegare la formazione di
cariche nelle nuvole temporalesche è che i moti
convettivi all’interno delle nuvole spostano verso
l'alto l'aria umida e verso il basso quella fredda;
d'altro canto la temperatura, più bassa negli strati più
alti dell'atmosfera, fa congelare le gocce d'acqua. Si
creano così dei flussi convettivi che portano in alto
gocce d’acqua e verso il basso particelle di ghiaccio.
Questo origina uno sfregamento continuo di acqua e
ghiaccio, permettendone il caricamento elettrostatico.
Le particelle cariche tenderanno a disporsi secondo uno
schema bi o tri polare, con le cariche negative nella
parte bassa della nube e quelle positive nella parte
alta.
Il cumulonembo assume cosi l’aspetto di un grosso
dipolo, essendo le regioni cariche di qualche km di
diametro. Alcune sacche minori di cariche positive si
possono trovare nella zona inferiore della nube.
Tra queste regioni di carica opposta possono crearsi
vari tipi di scarica, appunto i fulmini.
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Tipi di scarica.
Immaginando un temporale come formato da più cumulonembi
contenenti regioni di carica diverse, si può dedurre che
i fulmini potranno svilupparsi sia tra le cariche della
stessa nube sia tra una nube e l’altra sia infine tra la
nube e la terra , che per effetto elettrostatico si
carica di segno opposto a quello della parte inferiore
della nube. Tipicamente infatti i fulmini sono distinti
in Nube-Nube, Intranube e Nube-Suolo.
Il maggior numero di scariche, con rapporto di 9 a 1, si
sviluppa tra le nubi o all’interno della nube stessa.
Queste scariche possono essere di entità molto diversa,
a seconda che rappresentino piccoli cedimenti locali del
dielettrico o scariche a grande distanza tra regioni di
forte carica opposta.
La caratteristica più immediata per i fulmini nube-suolo
è la propagazione dalla nube verso terra (fulmine
discendente) o dalla terra verso la nube (fulmine
ascendente).
La percentuale degli ascendenti è legata alla posizione
geografica, ed alla presenza di punte sul territorio.
Infine, se si considera il verso della corrente, i
fulmini sono classificati in positivi e negativi.
I fulmini nube-suolo, per quanto meno frequenti , sono i
più pericolosi per le attività umane nonché i meglio
conosciuti; di questi sono state studiate in laboratorio
e con esperimenti all’aperto tutte le principali
caratteristiche.
Si possono fare diverse classificazioni a seconda di
come avviene la scarica elettrica, a seconda della
carica e direzione della scarica pilota, oppure a
secondo del loro aspetto.
Nel primo caso si hanno:
Scariche tra nube e terra, sono i veri e propri fulmini
e sono i più pericolosi perché possono ovviamente
colpire l'uomo e causare i maggiori danni. Non sono i
più comuni ed il loro meccanismo è stato visto in
precedenza.
Scariche interne alle nubi, il meccanismo è simile a
quello precedente e provocano quasi unicamente lampi.
Sono il tipo più comune.
Scariche aeree, si producono fra due diverse nubi.
Nel secondo caso si hanno:
Fulmini negativi discendenti, la scarica pilota ha
carica negativa e parte dall'alto.
Fulmini positivi discendenti, la scarica pilota ha
carica positiva e parte dall'alto.
Fulmini negativi ascendenti, la scarica pilota ha carica
negativa e parte dal basso.
Fulmini positivi ascendenti, la scarica pilota ha carica
positiva e parte dal basso.
Infine, a seconda del loro aspetto e delle loro
caratteristiche, i meteorologi distinguono diversi tipi
di fulmini, quelli pi ù noti sono i seguenti.
Fulmini a razzo; sono una varietà di fulmine a linea in
cui la scarica procedono tanto lentamente da creare
l'impressione di un razzo che voli nel cielo (molto
raro);
Fulmini globulari; sono i più misteriosi essendo stati
osservati sporadicamente ed essendo ancora sconosciute
le cause fisiche. Essi si presentano come delle sfere
luminose di vario diametro (da 2 cm ai 10 m) e colorate
di rosso, arancione, giallo, bianco, e altri colori
ancora. La loro durata può essere di diversi minuti.
Possono essere statici o in rapido movimento a zig-zag,
riuscendo persino a passare attraverso pareti, porte,
finestre chiuse senza danneggiarle.
Fulmini a perla (o a collana), che appare suddiviso in
segmenti ad intervalli più o meno regolari;
Fulmini superficiali; hanno l'aspetto di lingue di fuoco
uscenti dall'orizzonte e sono prodotti da scariche
elettriche non direttamente visibili dall'osservatore
anche se può udirne il tuono. Possono verificarsi dentro
una nube o dietro nubi più vicine, rendendole visibili
anche a grandissima distanza. Quando il tuono non è più
udibile (oltre i 15 Km) si parla di lampi di calore.
Fuochi di S. Elmo, sono scariche elettriche più o meno
continue, di piccola o moderata intensità. Tali scariche
provengono da oggetti elevati sulla superficie terrestre
(parafulmini, alberi di nave, pennoni, etc) o da
aeroplani in volo (eliche, estremità delle ali, etc).
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Caratteristiche.
Tra tutti i tipi di fulmini i più conosciuti sono quelli
del tipo nube-suolo e proprio di questi ci occuperemo.
Ogni fulmine nube-suolo è in realtà formato da più
componenti, che nell’insieme prendono il nome di
fulmine. Il fulmine nel suo complesso ha una durata
media di 0.2 sec., mentre le singole componenti hanno
durata di decine di millisecondi e vengono chiamate
colpi. Di solito per ogni fulmine ci sono due o tre
colpi, intervallati da pause. Se si osserva ad occhio
nudo un fulmine può capitare di vedere l’immagine
intermittente; questo significa che si stanno percependo
i vari colpi.
Il fulmine inizia a propagarsi quando si crea un canale
di carica ancora molto debole e leggermente visibile,
che incomincia a svilupparsi verso terra. Questo canale
procede per passi successivi, ciascuno dei quali è lungo
circa 50 m, con pause di circa 50 msec. Questo canale è
chiamato "stepped-leader". Quando lo stepped-leader
tocca terra o incontra un canale analogo ascendente, il
circuito nube-suolo viene chiuso e si ha passaggio di
corrente. La corrente illumina il canale ionizzato fin
qui rimasto oscuro generando così la classica striscia
luminosa; questa fase è chiamata "return stroke" (colpo
di ritorno). La velocità del colpo di ritorno è circa
1/3 della velocità della luce. Durante il passaggio di
corrente si ha un brusco cambiamento di temperatura e di
densità nel canale ionizzato lasciato dallo
stepped-leader. Questo brusco cambiamento origina
un’onda di pressione che si propaga e che viene
percepita come tuono. Il canale di carica ionizzato ha
un diametro di qualche centimetro, mentre la temperatura
raggiunge i 30.000 K.
A questo punto il fulmine può esaurirsi, oppure
dell’altra carica può passare nel canale preesistente,
discendendo verso la terra in un secondo processo
oscuro, chiamato dart-leader, depositando altra carica
lungo il canale; di nuovo al raggiungimento della terra
si avrà passaggio di corrente con un secondo
illuminamento, e così via per due o più dart-leader.
Solitamente questo processo è più veloce dello
stepped-leader e di solito non presenta rami secondari,
come invece capita spesso al primo colpo.
La carica totale depositata da un fulmine si aggira sui
5-10 Coulomb.
Un fenomeno spesso concomitante alla discesa dello
stepped-leader o alla presenza di una nube temporalesca,
è la formazione di canali di carica ionizzata di segno
opposto alla parte inferiore della nube, che si
propagano verso essa o verso il canale discendente
partendo da terra (tipicamente da punte o strutture
isolate). Questi canali, chiamati "upward leader" (
canali ascendenti), possono incontrare effettivamente il
canale discendente, aiutandolo così a chiudere il
percorso, o possono morire dopo poco senza aver
originato il fulmine. Caso estremo è quello in cui il
canale ascendente è così forte che riesce a raggiungere
la nube prima di incontrare un canale discendente.
Questo da origine ad un fulmine ascendente.
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Parametri principali.
I parametri principali che identificano un singolo colpo
di fulmine sono sicuramente:
- l’intensità di corrente
- la polarità
- il tempo di salita alla cresta di corrente
- il tempo di decadimento all’emivalore, ovverosia
quanto in fretta la corrente si propaga nel canale
La distribuzione di corrente per fulmini negativi è nota
da numerosi esperimenti, e il valor medio di corrente è
di 30 kA, con un intervallo che va dai 2 kA ai 200 kA.
Il tempo di salita della corrente per il primo colpo di
ritorno è di qualche microsecondo, mentre è meno di un
microsecondo per i colpi successivi.
Il tempo all’emivalore per il primo colpo è di circa
50-100 microsecondi.
In generale i colpi positivi presentano tempi più
lunghi.
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Il tuono.
Lungo lo stretto canale percorso dal fulmine, l'aria si
riscalda, quasi istantaneamente, fino a 15.000 °C,
determinando un'espansione esplosiva che ad una certa
distanza si manifesta con un fragore noto come tuono. Se
un fulmine cade ad una distanza relativamente breve, il
tuono viene avvertito come un colpo secco; se cade
lontano, il lampo è seguito da un rombo sordo e
prolungato in quanto le onde sonore vengono rifratte
dall'atmosfera e fatte rimbalzare da colline, montagne e
altre conformazioni del terreno.
Come si è già detto, la luce del lampo viene percepita
istantaneamente, mentre il tuono viene udito dopo un
intervallo di tempo più o meno lungo a secondo della
distanza del fulmine. Tale distanza è pari a 340 metri
moltiplicati per il suddetto intervallo in secondi.
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Interferenze elettromagnetiche.
Essendo un fenomeno naturale di origine elettrica, il
fulmine genera un forte impulso elettromagnetico che
provoca interferenze nella ricezione di segnali radio
(specialmente con modulazione in ampiezza), fino a
frequenze di diversi MHz.
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Studi sui fulmini.
La storia della fisica del fulmine è iniziata verso la
meta' del 1700 con i primi esperimenti di Benjamin
Franklin e il suo "CERVO VOLANTE ELETTRICO", ed è
proseguita fino a noi.
Si sono escogitati vari metodi per studiare il fenomeno
del fulmine e molti esperimenti sono stati compiuti sia
con fulmini naturali sia con fulmini ricreati in
laboratorio o in atmosfera. Gli esperimenti in
laboratorio permettono di riprodurre scariche simili al
fulmine con parametri controllati per verificarne il
comportamento. Gli esperimenti sui fulmini naturali
invece si basano sull’utilizzo di torri alte o punte
isolate, che sono particolarmente esposte ai fulmini,
attrezzate con strumenti di misura, oppure sull’uso di
linee elettriche aeree che fungono da antenna e che
consentono di misurare in modo indiretto la presenza dei
fulmini. Un ulteriore tipo di esperimento in atmosfera
utilizza dei razzi lanciati verso le nubi che innescano
la scarica di fulmine, guidandola a terra verso gli
strumenti di misura.
Un nuovo tipo di studio è iniziato con la creazione dei
primi rilevatori di fulmini. Numerose valutazioni,
soprattutto sulla densità dei fulmini al suolo e sulle
diversità cerauniche tra le varie regioni della terra,
sono state possibili grazie ai primi tipi di sensori,
che consentivano di captare la presenza del fulmine
entro un raggio di qualche decina di chilometri. I
modelli più noti sono il CIGRE – 10KHZ e il CIGRE 500
Hz.
Una nuova generazione di sensori è stata sviluppata in
America negli anni '80, consentendo di misurare non solo
la presenza del fulmine ma anche il punto di impatto e
le caratteristiche elettriche. Tali sensori si basano
sulla registrazione ad ampio spettro del campo
elettromagnetico e su triangolazioni goniometriche,
utilizzando le tecniche del Time of Arrival (Tempo di
Arrivo) e del Detection Finder (Misura del Campo).
Una terza tipologia di sensori si basa sull’ analisi
interferometrica del campo prodotto dal fulmine; anche
in questo caso è possibile misurare sia la posizione di
impatto che le caratteristiche elettriche del fulmine.
Un tipo differente di misura è possibile analizzando uno
spettro in frequenza tipico dei fenomeni elettrici
lontani e studiando quindi i fulmini che avvengono a
grandi distanze. Questo tipo di misura non consente di
dare dettagli significativi e di avere un’alta
efficienza nel conteggio dei fulmini, ma permette di
localizzare i temporali con grande anticipo, cioè quando
questi sono ancora a grande distanza dall'area di
interesse. Leader in questo settore è sicuramente il
Centro di Bracknell in Gran Bretagna.
La recente tecnologia spaziale ha permesso inoltre
l'invio nello spazio di rilevatori satellitari.
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I rilevatori di fulmini.
Le nuvole sono i più grandi generatori elettrostatici
esistenti in natura. In genere, la parte superiore della
nuvola è carica positivamente ed è negativa quella
inferiore. In condizioni di temporale, l’aria è
ionizzata e il valore del campo elettrico al suolo sale
a 0,3-0,4 kV/cm.
I fulmini sono rilevati a terra grazie a strumenti
sensibili al campo elettromagnetico prodotto dalla
corrente del fulmine.
Il fulminometro aiuta a prevedere l’avvicinarsi di un
temporale tramite una serie di sensori a terra in grado
di localizzare le scariche elettriche.
I sensori sono antenne elettromagnetiche che localizzano
e rilevano sia l’attività elettrica all’interno della
nube (intra-cloud) sia le scariche elettriche che si
sviluppano dalle nubi al suolo (cloud-to-ground).
Le stazioni di rilevamento dell’attività elettrica sono
costituite da sensori ad altissima frequenza VHF (Very
High Frequency, 110 - 118 MHz) che funzionano sul
principio dell’interferometro.
La tecnica interferometrica si basa sulla misura delle
differenze di fase di onde elettromagnetiche ricevute da
un sistema di varie antenne. Tali differenze di fase
dipendono principalmente dalla direzione di provenienza
dell’onda. In questo modo si riesce a determinare la
direzione di provenienza delle scariche elettriche.
Questa tecnica ha il vantaggio di essere indipendente
dalla forma dell’onda del segnale perché l’unica
grandezza misurata è la fase della radiazione
elettromagnetica ricevuta.
Questi tipi di sensori sono quasi sempre affiancati da
altri a bassa frequenza LF (Low Frequency, 300 Hz - 3
MHz), che localizzano e rilevano le scariche a terra.
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Bersagli di un fulmine.
Un fulmine segue generalmente il percorso di minor
resistenza elettrica tra la nuvola e il suolo, che non
corrisponde tuttavia al percorso più breve dal punto di
vista geometrico. Ogni cosa che si sopraeleva sul suolo,
come alberi, camini, edifici alti, cime di monti e
persino un individuo a piedi, accorciano quindi il
percorso e possono diventare il bersaglio del fulmine:
più l'oggetto è alto, più è vulnerabile.
La scarica elettrica di un fulmine può anche
trasmettersi attraverso corpi conduttori di elettricità,
come tubi metallici, fili spinati, mazze da golf,
grondaie e corsi d'acqua.
Secondo un'antica credenza, un fulmine non può colpire
due volte lo stesso punto; l'esperienza insegna che ciò
non è vero, ad esempio, nel corso di un anno, l'Empire
State Building è stato colpito 48 volte, e la cima di
una montagna svizzera ben 100 volte!
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Effetti e danni provocati.
La caduta di un fulmine può provocare sulle strutture
colpite diversi effetti e precisamente:
Termici. L'energia sviluppata da un fulmine ha la
capacità di fondere materiali metallici, provocare
l'incendio di materiali combustibili o infiammabili,
etc. L'altissima temperatura può sgretolare un albero,
facendo evaporare la linfa e, a volte, riesce a fondere
la sabbia, trasformandola in schegge di vetro.
Meccanici. Le forti correnti elettriche indotte nelle
strutture metalliche colpite causano forze attrattive,
di natura elettrodinamica, tali da produrre deformazioni
o rotture. Nel caso di linee elettriche, le forze
attrattive possono produrre schiacciamento di cavi o
contatti fra conduttori con conseguenti cortocircuiti.
Chimici. Le forti scariche causano la formazione di
ozono e di composti nitrici dovuti all'ossidazione
dell'azoto. In quest'ultimo caso è come se nel suolo
fossero iniettate gigantesche quantità di materie
azotate.
Elettromagnetici. Le scariche sono accompagnate da forti
emissioni di onde elettromagnetiche che producono
disturbi nelle trasmissioni radio, in particolare nel
campo delle onde lunghe e medie. Le sovratensioni
indotte nelle linee elettriche e telefoniche possono
causare danneggiamenti nelle apparecchiature collegate,
in particolare di quelle elettroniche.
Gli effetti su una persona colpita da un fulmine sono
generalmente letali, a causa dell'arresto cardiaco e
respiratorio, come in qualsiasi altro caso di
folgorazione. Nei casi più gravi si possono avere
carbonizzazione dei tessuti dove la corrente entra ed
esce dal corpo. Tuttavia sono molti i casi di persone
rimaste indenni o salvate in seguito ad un pronto
intervento mediante massaggio cardiaco e respirazione
bocca a bocca.
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Danni da fulmine.
I fulmini sono studiati in tutto il mondo, oltre che per
il loro fascino scientifico, anche per i notevoli danni
che apportano in vari settori. Gli effetti del fulmine
sulle strutture si possono dividere in effetti elettrici
ed effetti meccanici, a seconda che influisca
prevalentemente l’aspetto di induzione o di impatto
sulla struttura.
Il fulmine può creare molti problemi all’esercizio delle
reti elettriche di alta media e bassa tensione, in
quanto le linee aeree sono solitamente delle strutture
alte ed isolate. Questo fa si che il fulmine possa
facilmente decidere di colpire direttamente uno dei pali
od uno dei conduttori, creando rotture meccaniche o
rotture degli isolatori. D'altro canto, anche se non
colpisce direttamente la linea, il fulmine crea una
sovratensione indotta sui conduttori che, soprattutto in
media tensione può dare scarica dell’isolamento o
intervento delle protezioni con momentanei disservizi.
D’altro canto tutti gli apparecchi elettronici risentono
di eventuali sbalzi di tensione, e quindi sono
facilmente danneggiabili se un fulmine cade nelle
vicinanze, sia per induzione diretta che per
sovratensione propagata.
A rischio di impatto diretto sono anche tutte le torri
televisive, i ripetitori e le antenne telefoniche, che
devono quindi premunirsi in modo opportuno.
I fulmini creano inoltre numerosi danni agli edifici,
sia per impatto diretto che per induzione e di
conseguenza la protezione degli edifici dal fulmine deve
sempre essere effettuata, secondo la Normativa vigente.
Infine corrono pericoli da fulmine anche i satelliti e
le missioni spaziali in fase di lancio.
A quelli che possiamo definire danni ad apparati e
costruzioni si aggiungono i danni biologici alle
persone, che possono essere molto gravi o addirittura
letali. Per evitare questo genere di incidenti esistono
delle regole di comportamento da rispettare e
diffondere.
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PROTEZIONE DAI FULMINI.
Le principali informazioni sono riportate qui senza
alcuna pretesa di completezza, ma solo con l'unico scopo
di sottolineare la gravità del pericolo che il fulmine
può rappresentare.
Si suggerisce, a chi volesse maggiori informazioni o a
chi avesse subito danni da fulminazione, di contattare
il proprio medico di fiducia o un centro medico
specializzato.
Il corpo umano può essere soggetto a fulminazione
diretta, sia principale che secondaria, o a fulminazione
indiretta per corrente di ritorno nel terreno.
Gli effetti della fulminazione diretta sono ovviamente i
più gravi, e possono portare, a volte, fino alla morte.
Sono stati effettuati molti studi, sia su cavie che
sugli incidenti occorsi a persone.
Ecco alcuni esempio di danni derivanti da fulmine:
Una corrente che passa attraverso i centri
nervoso-respiratori da, solitamente, luogo ad un arresto
respiratorio, con conseguente asfissia e, se non
trattato immediatamente, a morte cerebrale.
Una corrente che passa attraverso il cuore può produrre
fibrillazione ventricolare o arresto cardiaco.
Anche in questo caso se non si interviene
tempestivamente si ha la morte.
Danni minori dovuti al passaggio di corrente nel corpo
umano sono:
- perdita di conoscenza
- amnesia
- paralisi
- bruciature
La perdita di conoscenza può durare da qualche minuto a
qualche ora e si possono avere perdite di conoscenza
anche successive.
La perdita di memoria solitamente non dura più di
qualche ora.
Le bruciature di solito si trovano in concomitanza del
punto d’entrata e di uscita del fulmine, oltre che in
corrispondenza di oggetti metallici come catenine,
chiavi o borchie dei vestiti e delle scarpe. Gli oggetti
metallici infatti si fondono al passaggio di corrente
sprigionando notevole calore. L’intenso calore in
vicinanza della testa può causare anche danni cerebrali.
La luce intensa del fulmine può provocare danni alla
vista e l’onda di pressione elevata può creare danni
all’udito.
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Regole di comportamento.
Per evitare possibili incidenti, in caso di temporale
bisogna sempre ricordarsi alcune semplici nozioni, che
aiuteranno a decidere come meglio comportarsi:
Ogni oggetto con un’elevazione predominante rispetto
all’area circostante ha una maggior probabilità di
essere colpito dal fulmine (un albero, una torre, un
traliccio).
La corrente del fulmine dopo aver colpito il suo
bersaglio si disperde nel terreno, quindi se si è in
vicinanza della struttura colpita e si è a contatto col
suolo si può venire in contatto con la corrente di
dispersione e subire dei danni.
Il fulmine può raggiungere anche l’interno degli edifici
se questi sono collegati a strutture esterne (come
l’antenna televisiva), percorrendo i cavi elettrici o
altre strutture metalliche.
Un luogo chiuso, soprattutto se metallico, come le
automobili, o in cemento armato, come le case, è una
"gabbia" sicura, purché non ci siano possibilità di
condurre il fulmine dall’esterno all’interno (vedi punto
precedente).
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In casa.
In una casa esistono dei conduttori che possono portare
la corrente di fulmine dall'esterno all'interno,
principalmente l'antenna televisiva, i cavi telefonici,
l'impianto elettrico e quello idraulico.
Tenendo ben presente questo, in caso di temporale si
dovrà quindi: Spegnere il televisore, staccare la spina
e l'antenna.
- Evitare di venire a contatto con rubinetti o tubi
dell'acqua ed evitare di fare la doccia o il bagno
- Non utilizzare apparecchi elettrici come il phon o il
ferro da stiro e soprattutto eseguire riparazioni
elettriche a contatto e/o direttamente sull'impianto
- Non utilizzare il telefono se non in caso di urgenza.
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In automobile.
L’automobile in caso di temporale può essere considerata
un buon rifugio. Essa infatti è una gabbia metallica,
che condurrà a terra la corrente tramite le gomme
bagnate. Inoltre la poca distanza dalla macchina a terra
è sufficiente ad innescare un arco elettrico, ricreando
una messa a terra sicura.
Tuttavia, per ripararsi nell’auto ricordarsi di:
- Chiudere finestrini e porte o portelli
- Non toccare parti metalliche o l’autoradio
In caso la macchina non sia metallica essa non deve
essere considerata in ogni caso sicura.
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In montagna.
La montagna, essendo ad elevate altitudini, è un luogo
molto esposto ai fulmini. In aggiunta alcuni percorsi di
montagna sono attrezzati con funi o scale metalliche che
possono "attirare" il fulmine.
Quindi, prima di fare una gita, informarsi sempre sulle
condizioni meteorologiche.
Se si è sorpresi da un temporale già sul percorso,
cercare di scendere di quota o di trovare un rifugio
chiuso (non sotto alberi o punte!).
Se si rimane all’aperto restare in un luogo lontano da
punte o alberi e assumere una posizione accucciata.
Evitare assolutamente le parti "ferrate" del percorso.
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Al mare.
Ricordiamo in questo caso che l’acqua è un buon
conduttore, quindi nel caso che il fulmine colpisca la
superficie dell’acqua, la corrente si disperderà
attraverso l’acqua, investendo eventuali bagnanti.
Inoltre la spiaggia è un luogo aperto e piano, in cui
anche un uomo in piedi può fungere da “punta”. Quindi:
- Non rimanere in acqua durante un temporale
- Se possibile non rimanere in spiaggia ma ripararsi in
un luogo chiuso, oppure rimanere seduti o accucciati.
Nel parco.
Se ci troviamo in un parco dobbiamo:
- Allontanarci dagli alberi il più possibile
- Trovare riparo in un luogo chiuso
Se non si può trovare riparo, restare accucciati in un
area lontana da punte.
Se si è in bicicletta scendere di sella e allontanarsi
dalla bici (se metallica).
In campeggio.
Valgono come sempre le regole di restare lontani da
condutture e impianti elettrici. Inoltre:
- Restare in un luogo chiuso come la roulotte che funge
da gabbia come l’automobile
- Uscire dalla tenda e trovare un rifugio chiuso
- Se si deve restare in tenda accucciarsi e restare
distanti dai pali metallici
- Evitare giochi con aquiloni o simili
- Evitare di pescare con canna da pesca.
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In barca.
Ricordarsi che un temporale in barca può essere
pericoloso, non solo per la navigazione, ma anche per i
fulmini e quindi seguire queste poche e semplici regole:
- Se si è in vicinanza di un porto andare all’ormeggio
- Se la costa ha pareti elevate ed è possibile, meglio
navigare sottocosta
- Se siete in barca a vela l’albero è esposto ai fulmini
quindi sistematevi lontano dallo stesso e lontano da
elementi metallici. Il timoniere purtroppo non può
- Se è tecnicamente possibile si può buttare l’ancora
facendola passare attorno all’albero. L’eventuale
corrente si scaricherà attraverso l’ancora in mare
- Se il temporale non si allontana, riprendere la
navigazione e cercare di portarsi velocemente in
un’altra zona, potrebbe infatti essere un temporale
circoscritto
In una barca a vela sarebbe necessario che tutte le
strutture metalliche fossero ben connesse fra loro e con
il bulbo, mediante cavi elettrici, in modo che il
fulmine abbia sempre un percorso verso l’acqua.
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