Dal
palco di Mirabello Fini ha stroncato l'azione del Governo. Dopo 17 anni di
convivenza, in un'ora e 25 minuti di comizio il presidente della Camera ha
toccato tutti i temi cari a Berlusconi. Smontandoli punto per punto. Dal
“partito dell'amore” alle leggi ad personam, dal ministero dello Sviluppo
economico al “dottor stranamore Ghedini”. Il leader di Futuro e libertà ha
difeso il ruolo del Capo dello Stato e della magistratura. Si è schierato in
difesa della protesta degli agenti di Polizia e dei professori. Ha detto che
il “garantismo è sacrosanto, ma non deve esserci una impunità permanente”.
Pur garantendo il sostegno al lodo Alfano e al legittimo impedimento, perché
“occorre uno scudo per il premier”, non c'è parola d'ordine del
berlusconismo che non sia stata irrisa. Decretata la morte del Pdl, la guida
di Fli ha dettato le condizioni: o si torna “al progetto iniziale, e si
ricostruisce” o si sigla “un nuovo patto per la legislatura ma non a due
gambe”. Perché va bene la Lega ma “senza acquiescenza”. Immediata la
reazione di Maroni e Bossi. Il senatur annuncia che incontrerà il premier
perché “la situazione è difficile, così non dura”. Mentre il ministro
dell'Interno si dice “pronto alle elezioni in pochi giorni”. Intanto
l'opposizione esulta come se avesse trovato un leader e i fedelissimi di
Arcore si scatenano.