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Da un analisi delle emissioni
modellistiche degli ultimi giorni appare chiaro come
durante la prima decade del mese di Gennaio siano
possibili dei risvolti invernali che per estensione
spaziale ed intensità potrebbero meritare un confronto
con i più celebri e cruenti episodi di freddo dello
scorso secolo(29'-56'-85' su tutti).
La realizzazione di un evento storico, di cui ne
parleranno i posteri magari andando a riguardare gli
storici delle stazioni della nostre rete SIM, è
nell'ambito della memoria climatologia italiana,
possibile solo quando tutti gli elementi che determinano
la circolazione atmosferica sono disposti secondo uno
schema idealmente rappresentato di seguito.

Questa mappa non è stata tirata in causa senza un
motivo.
Ripercorriamo brevemente la genesi di tale evento di
freddo che mise in ginocchio l'intera nazione,
inserendo un breve tratto di un mio vecchio articolo.
"Le dinamiche atmosferiche che determinarono uno
scenario barico estremamente favorevole all'arrivo e
alla persistenza di una massa d'aria gelida in
Italia (isoterme di -20° a 850hPA in pianura padana) si
realizzarono tra la fine di gennaio e la seconda decade
di febbraio dopo un dicembre ed un gennaio decisamente
miti.
Mentre sull' Europa nord-orientale continui impulsi di
aria molto fredda andavano a forgiare una struttura
gelida la cui termicizzazione era evidente, in atlantico
l'alta pressione azzorriana si ergeva in azione dinamica
con un vigore inconsueto spingendosi fino a latitudini
polari.
Il quadro era cosi delineato, mancava solo l'innesco,
una depressione mediterranea che richiamasse il
serbatoio gelido che stazionava tra il Baltico la
Polonia e la Russia.
La depressione chiaramente chiusa in approfondimento tra
il 31 gennaio e l'1 febbraio andò a completare lo
scacchiere di un evento che a distanza di 52 anni viene
considerato come difficilmente ripetibile e che, mi
preme sottolinearlo, non si realizzò in seguito ad un
warming stratosferico polare ma ad una eccezionale
quanto perfetta (se così possiamo definire una
configurazione barica su scala continentale)
disposizione dei principali "attori" del clima europeo."
L'ultima parte di questa citazione è estremamente
interessante e trova similitudini con quanto potrebbe
accadere nei prossimi giorni.
Osservando con attenzione gli indici stratosferici, ci
si accorge come siano presenti delle analogie con il
1956; la temperatura a tali quote, (sopra il polo nord),
è molto bassa (nessun segnale di possibile stratwarming)
, il VPS (Vortice Polare Stratosferico) è molto forte su
tutti i piani isobarici.
Scendendo più in basso invece, alle quote troposferiche,
ci si accorge come sia prossimo uno split (divisione) del vortice
con collassamento dello stesso verso latitudini
decisamente basse.
E' come se il coupling ( tecnicamente l'interazione), tra
piani alti e piani bassi dell'atmosfera ,sia
difficoltosa o quantomeno non così stretta da
influenzare le dinamiche circolatorie europee.
Diverse ipotesi possono essere fatte sulla causa di tale
"difficoltà di comunicazione", le più accreditate sono
quelle che indicano che pesanti anomalia delle SSTA
(anomalie della temperatura di superficie degli oceani)
atlantiche siano in grado di disturbare pesantemente il
Vp (vortice polare), assumendo il ruolo di attore principale e maggiore
elemento forzante sulla circolazione.
Ecco le differenze sostanziali nella stratosfera tra
l'inverno del 1985 (caratterizzato da un forte
stratwarming polare) e quello attuale.

Tornando al 1956 invece i paragoni potenziali trovano
riscontro anche sul piano delle teleconnessioni
oceaniche , che al tempo erano sostanzialmente simili.
Al di la di ogni nostro tentativo previsionale sul lungo
termine, che è certamente di indubbia difficoltà, appare
altamente probabile un raffreddamento consistente dell'Europa
orientale e della Scandinavia, ed un grande episodio di
freddo in Italia non può prescindere da questo.
Le manovre, per far giungere tale masse d'aria gelida
verso le nostre regioni, sono molto complesse ma ad oggi
non impossibili da realizzare.
Concludiamo prefigurando le possibili soluzioni individuate
dai membri del modello GFS.

Lo spread (apertura) tra i vari cluster (spaghi) è molto
ampia
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